Blog • Michele Accardo
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L’Arte in un Silos

 

Un’azione spazializzante volta alla riqualificazione di un’area urbana attraverso un uso inedito:

Street Art Silos è il nome della performance realizzata al porto di Catania, a giugno e a dicembre 2015, che ha trasformato un sito di transito in un museo a cielo aperto capace di raccontare l’identità siciliana in maniera originale e anticonvenzionale grazie alle reinterpretazioni di 10 artisti di diversa provenienza, con i loro diversi approdi.

Un intervento site specific, un’operazione scenografica su scala monumentale, un cammeo di Urban Art che sta lì ad interagire con l’ambiente, in una zona già crocevia del traffico navale e di scambio commerciale che evolve e diventa arteria di scambio anche culturale, e un contenitore anomalo e alternativo d’arte contemporanea.

L’arte contemporanea, si sa, travalica concezioni e logiche convenzionali, contraddistinguendosi più spesso per la sua carica eversiva, sovversiva, spiazzante, inquisitoria, dissacratoria… il suo campo di indagine è sterminato: se tutto può essere arte, qualsiasi luogo può essere adibito ad espositore. Questo è stato fatto con i silos a Catania e, più in generale, questo è stato fatto da varie esperienze artistiche, susseguitesi nel tempo, impegnate a spingere l’arte fuori dai musei per renderla più partecipe e partecipata, e di cui la Street Art rappresenta solo uno dei modi possibili.

 

Silos Art Catania

Silos Art Catania

 

Le pratiche di Street Art mirano ad aprire un varco lì dove già esiste una crepa, non vogliono nascondere o rimuovere, preferiscono evidenziare, dare risalto, far emergere ciò che di solito viene ignorato o dimenticato perchè marginale, dismesso, fatiscente.

La Street Art si è diffusa a partire dagli anni ’70 in quanto prolungamento del Writing, l’arte dei graffiti, nella cultura Hip Hop nata a New York sul finire degli anni ’60 e presto dilagata nel resto del mondo. Il successo dell’Hip Hop è stato probabilmente decretato dal suo essersi fin da subito presentato come alternativa di riscatto, risposta spontanea per risollevare le sorti di chi era stato emarginato dalla società. Da espressione identitaria della comunità afroamericana, dunque, si è reso poi espressione più ampia di ogni tipo di disagio sociale, un’arma contro ogni forma di ghettizzazione in continuo fermento ed evoluzione. Il Writing, in particolare, in seno alla cultura Hip Hop, è nato come modo per etichettare una crew o una gang, una firma fatta sui muri con vernice spray, detta tag, velocemente però, il fenomeno si è sviluppato con la realizzazione di disegni sempre più grandi, elaborati, complessi.

La Street Art ha cominciato così a rimodellare il volto di edifici, muri, strade, di interi quartieri con l’intento più o meno esplicito di denunciare le condizioni di degrado in cui versano le zone periferiche e non delle città e di contribuire alla loro riconfigurazione e valorizzazione.

 

Okuda - La Bella di bellini

Okuda – La Bella di bellini

 

L’associazione culturale siciliana Emergence dal 2012 organizza un festival omonimo compiendo interventi urbani e di Street Art con l’obiettivo di mettere l’arte a disposizione di tutti.

L’impresa 2015 è il resoconto variopinto di una Sicilia variegata che si snoda sulla superficie cilindrica di 8 giganteschi silos:

Dal duo ucraino Interesni Kazki che ne “ La fuga di Ulisse da Polifemo” mette ironicamente in scena il dramma di una regione troppo spesso dominata e soggiogata dal potere mafioso; mentre nella rappresentazione della Triscele, simbolo della Trinacria, inserisce il mito di Perseo e Medusa, parabola della conoscenza capace, grazie alla riflessione, di sconfiggere le paure; ad Okuda il quale, con un omaggio al compositore Vincenzo Bellini, libera l’immagine di una figura femminile dall’intricato groviglio di strutture geometriche multicolori tipiche della sua arte, è la musa ispiratrice della musica, è “ la Bella di Bellini”.

Da Rosh 333 che si rende testimone di un’esplosione di filamenti colorati fuoriusciti dal vulcano; a Vlady che propone un lavoro ispirato alla Pop Art: una pila di barattoli sovrapposti per tutta la superficie di uno dei silos.

 

Silos Art Catania - Artisti all'opera

Silos Art Catania – Artisti all’opera

 

Da Microbo con il suo alfabeto organico fatto di esseri viventi informi, di organismi essenziali, che si impegna a rivelare “ Il moto perpetuo di Scilla e Cariddi”, nell’incontro- scontro di vortici e correnti; a Bo 130 con la sua progressione di forme tra il tribale e l’alieno, che narra

“ La storia non scritta di Colapesce”, il quale accortosi che il peso della Sicilia sta aumentando,  decide di risalire a galla dove è costretto ad assistere agli sbarchi clandestini.

Dall’universo artistico di Danilo Bucchi sconfinante in un reale ricolmo di visioni fantastiche, che a Catania raffigura “ Il Minotauro” metafora delle forze primitive, irrazionali insite in ogni essere umano; a Lucamaleonte che riproduce, invece, uno scorcio naturalistico dal sapore leggendario,

“ Il Castagno dei cento cavalli” un albero del parco dell’Etna tanto grande da bastare come riparo, durante un temporale, per una regina e l’intero suo seguito.

Fino a giungere alla mirabile opera di Vhils, a lui spetta la realizzazione del più grande sguardo sul mare che l’umanità abbia mai dipinto, intenso e monolitico, si affaccia sul Mediterraneo, lo attraversa, si rivolge a Oriente, lo abbraccia idealmente, va’ ai suoi territori martirizzati, alle sue popolazioni in fuga, dove è più urgente volgere lo sguardo e magari perdersi in un abbraccio…..

 

Silos Art Catania - La fuga di Ulisse da Polifemo

Silos Art Catania – La fuga di Ulisse da Polifemo